
Ecco una foto sulla quale mi sono fermata parecchio a riflettere.
Essendo una foto di mio padre, in cui quello gnometto imbacuccato sono io, dovrei guardarla fondamentalmente con un velo di nostalgia o spirito evocativo.
Invece di questa foto mi colpisce tremendamente l'aspetto tecnico.
Il bianco così luminoso e la sfumatura crata dai rami degli alberi sullo sfondo.
I raggi che filtrano dalle nuvole
La proporzione di terra/cielo in cui il soggetto umano si infila così silenziosamente.
Solo dopo aver rilevato questo aspetto ricordo quando la domenica si prendeva la 131 blu per fare la classica gita invernale nella campagna polesana, splendida nella sua desolazione. Mio padre accostava e se vedeva qualche inquadratura che gli piaceva scendevamo dalla macchina all'avventura.
Non capivo bene i prodigi che fissavano le immagini in quell'apparecchio, nemmeno il motivo per cui nelle vasche degli acidi della camera oscura improvvisamente quelle immagini riapparissero, ma erano alchimie che mi affascinavano.
3 commenti:
Ciao! sono rimasto a guardare questa foto per 10 minuti senza aprire bocca.....è assolutamente eccezzionale!
che scatto meraviglioso... complimenti a tuo padre...
Grazie!!! (Sono il padre...)
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